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GIANMARTEN: UN TIFOSO PARTITO DI TESTA

del a cura di Redazione Coordinamento Clubs Cesena

Storico tifoso bianconero dai tempi in cui si giocava all'Ippodromo del Savio (<<per entrare si scavalcava la mura>>), partecipò anche alla costruzione del Centro Coordinamento. E' Giancarlo Martini, meglio conosciuto come Gian Marten, personaggio tanto stravagante, quanto genuino, che ha cercato di coniugare tifo e folklore. Le sue zirudele, filastrocche in dialetto romagnolo dedicate al Cesena Calcio, ma non solo, tappezzano abitualmente i muri della città, dove non è raro vederlo in sella alla sua bicicletta inbandierata di bianconero e munita di trombette e casse acustiche.

<<Per oltre ventanni - racconta Gian Marten - ho guidato il club Forza Cesena di Martorano che nel 1973 fu tra quelli che aderirono al Centro Coordinamento al momento della sua fondazione. Ricordo il grande entusiasmo di quegli anni, quello della prima promozione in Serie A. Facevamo tutte le trasferte dove portavo i tre bandieroni del nostro club cuciti a mano della donne di Martorano (che ci vennero poi bruciati a Roma). Una volta dovevamo andare a giocare a Milano e così alla mattina partii da casa per andare al bar di Torre del Moro da dove partivano i pullman. Con me in auto avevo i tre bandieroni che sporgevano fuori e arrivato all'altezza del Ponte Nuovo presi la curva troppo larga, ma c'era la polizia che mi fermò e mi chiese dove stavo andando. "Ma come non vede - spiegai al poliziotto - vado a San Siro a vedere il Cesena contro il Milan."
Mi chiede di mostra la patente, che però avevo dimenticato a casa, così mi riaccompagnarono a prenderla. Quando mia moglie mi vide tornare insieme alla pattuglia della polizia si preoccupò. Corsi in casa per recuperare la patente, la mostrai ai poliziotti e ripartii di corsa per non perdere il pullman. "E' partito" disse mia moglie. "Si, è partito di testa" aggiunse il poliziotto. Dalla fretta avevo di nuovo lasciato lì la patente>>.

Con il suo entusiasmo ha sempre cercato di contagiare anche gli altri tifosi e la squadra: <<Alla vigilia delle partite giravamo in macchina e con gli altoparlanti invitamo la gente a venire allo stadio a sostenere il Cesena. Per le gare più importanti aspettavamo al casello autostradale il pullman della squadra, proveniente dal ritiro, e con le nostre auto imbandierate lo accompagnavamo fino allo stadio. Nei momenti difficili ci stringevamo attorno alla squadra, come quella volta ad una riunione a Ponte Pietra a cui parteciparono anche alcuni giocatori (Cavasin e Cuttone) e li invitammo a non mollare perché noi tifosi eravamo con loro. Alla fine del campionato fummo promossi in Serie A dopo lo spareggio di San Benedetto del Tronto e ricordo i tifosi piangere per la gioia>>.

Gian Marten è stato anche un organizzatore e animatore di feste con la partecipazione di giocatori e dirigenti: <<Il presidente Dino Manuzzi mi diceva che veniva alle nostre feste a condizione che ci fosse la banda che suonava. Lo stesso Manuzzi, che era un romagnolo sanguigno, quando ci vedeva a bordo campo durante gli allenamenti si avvicinava e ci diceva: "Non state zitti, fasì de casen". Erano altri tempo>>.
Erano tempo in cui si poteva letteralmente prendere a pesci in faccia l'allenatore avversario, perché considerato un modo galiardico di intendere il tifoso: <<Quando a Cesena venne a giocare il Rimini di Helenio Herrera (campionato 78/79) - rievoca Gian Marten - lo accolsi nel piazzale davanti alla tribuna e gli misi sulla faccia una "renga" che tenevo appesa a un filo, come da vecchia tradizione dei sentitissimi derby con il Rimini. Oggi a causa della lotta, giusta, al teppismo, si è perspo il campanilismo. Il mondo del calcio è cambiato: una volta c'era grande voglia di andare a vedere la partita alla domenica, adesso che il calcio è in tv a tutte le ore, bisogna quasi sforzarsi. Io però voglio sempre bene al Cesena, a cui sono legato dai ricordi una vita. Al Cesena ho dato tanto, ma ho anche ricevuto tanto>>.

Quaranten Coordinament
nostalgia ricurd strugiment

Chi bei timp cuntent davei visù
piò che sufirt... a j'ò gudù

Se ormai indria un spò turnè
sempra aventi bisogna andè

Strenzema e cul, tnema bota
pre "Cavaluccio" cuntinuema la lota

E supertifos nostalgich GianMarten
a e Cesena e vrà sempra ben.

Tratto dal libro "CESENA da 40 anni accanto a te".

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